sabato

Senza un senso. L'olfatto.

Non sento più la puzza e quel che è peggio non sento più i profumi.
Sarà per colpa di quel vizio di espellere il fumo dal naso. 
A 16 anni mi sembrava da uomini veri poi ho continuato a farlo per abitudine senza neanche più pensarci.
Ora non so qual è l’unità di misura del fumo ma credo che dalle mie narici parecchie “vagonate” di fumo siano passato fino a necrotizzare l’epitelio olfattivo.

Anosmia. Così si chiama la patologia di chi è senza olfatto. Normalmente capita per un trauma e spesso si accompagna ad una riduzione del gusto.
I miei recettori olfattivi sono andati evidentemente in tilt ma non per un incidente o per l’uso eccessivo ma per stanchezza e delusione. 
Per troppo tempo sono stati tratti in inganno da ciò che ai miei occhi si presentava come un fiore profumato ed invece puzzava di merda.
Visioni celesti che promettevano l’esaltazione dei sensi si manifestavano come mediocri travestimenti di nauseabonde cloache. 
Come trafficanti di sostanze stupefacenti hanno iniziato a trattarmi da cane antidroga usando mille trucchi per eludere ed illudere il mio senso.
Si prova una vertigine nel momento in cui ci si accorge della fregatura. 

Adesso che Berlusconi forse sconterà la sua pena dovrei essere felice, provare soddisfazione nell’aver avuto la risposta dalla giustizia di questo paese ed invece no.  
Non ci riesco, perché adesso ho la certezza di essere affetto dalla patologia di cui ho appena discusso. Si, perché Berlusconi mi si era sempre manifestato come qualcosa che puzzava ed effettivamente il mio olfatto non mi tradiva. I miei cinque sensi erano perfettamente concordi nella valutazione negativa. 
Il problema nasce adesso, perché ciò che resta si manifesta come parte di una distesa di gigli profumati o un bouquet di anemoni e ranuncoli esalando però lo stesso lezzo di Berlusconi.
La legge Bossi-Fini varata dal governo Berlusconi è ancora in vigore e soltanto le centinaia di morti avvenuti tutti in un giorno dentro casa nostra potevano metterla in discussione e se non fosse intervenuta la Corte Europea dei Diritti Umani a condannarci, staremmo ancora a mitragliare i barconi di migranti per ricacciarli nelle acque internazionali.

Non sento più la puzza e neanche i profumi.
 Tutto mi sembra inodore o meglio senza rilevanza olfattiva. Tutto asettico e sterile come senza utilità. 
Un certo timore mi assale. 
Adesso è facile avvicinarsi a qualcuno credendo che sia come la mia vista prospetta per poi rendermi conto che invece puzza anche lui di merda.
 Ho come la nostalgia di quando le cose mi apparivano chiare e definite, di quando tutti si manifestavano per quello che erano e le deiezioni puzzavano ed i fiori profumavano.

mercoledì

Davide contro Golia ovvero Accorinti contro il Partito Unico


Il Pd non esiste più e qualcuno potrebbe pure dire era ora! 
Il centro sinistra non esiste più o meglio è stato assassinato dai suoi vicerè.
Se il PD messinese attendeva la formazione del governo per trovare le alleanze per le elezioni amministrative ora può ritenersi sollevato da questo noioso contrattempo. 
Non arriverà nessuna disposizione dall’alto. 
Genovese & C. possono tessere liberamente, senza neanche più creare finte facciate, il Partito Unico.
Alfio Caruso da decenni racconta del PUS (Partito Unico Siciliano) il grande e forte gestore del potere nella nostra isola.
Ed allora potrebbe succedere che i nomi che da sempre gestiscono i più numerosi pacchetti di voti si alleino per decidere il nuovo sindaco di Messina ed assistere quindi, ad esempio, a Genovese, Briguglio e D’Alia,  che puntano tutto su un’unica pedina, Felice Calabrò.
Patronati e circoli, club service e quartieri popolari, cooperative e centri di formazione, tutti compatti per il canditato di centro-sinistra-destra-centro.
Tutti contenti, tutti soddisfatti. Vittoria sicura.
A meno che non prevalga il voto di coscienza su quello clientelare.
A meno che i messinesi stufi di una politica fatta di uomini pronti a tutto per amministrare il potere si decidano di votare con il cuore ed il cervello.
Cittadini che non si piegheranno alle regalie ed alle false promesse elevando il loro voto a diritto di scelta.
Potrà capitare quindi che un candidato come Renato Accorinti raccolga grandi consensi nella città che da sempre è stata laboratorio per la creazione e realizzazione del Partito Unico.
La città potrà tornare a sperare di risalire nella classifica della vivibilità e trovare un amministratore onesto e lontano dalle logiche del sottobanco e dei programmi disattesi.
Augurandoci che incoerenti faccendieri e “puri” dell’ultima ora non decidano di mirare sul movimento spontaneo e eterogeneo che sostiene Accorinti in questa corsa contro i giganti del potere, confidiamo che Messina possa trasformarsi, da fucina di esponenti del PU, negazione stessa della politica ed esaltazione del potere, a prima provincia siciliana ripulita da parassiti di palazzo che infossano e narcotizzano interi territori. 

venerdì

Precisazioni di Antonio Mazzeo "I padrini del ponte"



Oggetto: Mandato avv. Maurizio Canfora – Gino Di Pane

In data 24 dicembre 2012 ho ricevuto Raccomandata a firma dell’Avv. Maurizio canfora di Roma, legale del sig. Gino Di Pace, in riferimento a quanto da me pubblicato sul saggio “I padrini del Ponte. Affari di mafia nello Stretto” (Edizione Alegre, Roma, 2010), alle pagine 155-157, e parzialmente riprodotte dai siti web stostretto.it e www.enricodigiacomo.org in data 14 marzo 2009.

In particolare il legale afferma che il sig. Di Pane “si sente gravemente offeso” per le mie affermazioni “le quali hanno natura e portata diffamatoria”. “Le notizie riportate – si aggiunge – difettano dei requisiti della pertinenza e della verità”; “si riferisce una realtà del tutto parziale e fuorviante, oltre che datata”, “si evidenzia l’assoluta mancanza di attualità della notizia e, pertanto, la carenza del requisito della pertinenza” e “l’approfondimento non adeguato del lavoro”.

“Per rendere il Suo saggio veritiero e, quindi, non diffamante – prosegue la nota del leale – avrebbe dovuto verificare e riportare anche l’esito delle presunte informazioni tratte dall’archivio dei ROS relativo al biennio 1999-2001. Dette indagini, non hanno portato all’apertura di alcun procedimento penale nei confronti del mio cliente, il quale non è mai stato imputato, né indagato, e non ha mai ricevuto né informazioni di garanzia, né avvisi di conclusione delle indagini preliminari (…) In tal modo, ha indotto il lettore ad accostare, erroneamente, il mio assistito ad ambienti criminali, riferendolo “direttamente coinvolto in affari inerenti l’illecita acquisizione di appalti….”.

La lettera dell’avv. Canfora si conclude con l’invito “a voler effettuare entro 15 gg dal ricevimento della presente una nota di rettifica,nei termini e nei modi che saranno convenuti – anche tramite un procedimento di mediazione, ai sensi del Decreto legislativo 4.3.2010 n. 28 – e, riservando, all’esito,ogni valutazione in merito al risarcimento dei danni subiti e subendi dal mio assistito”.

Respingendo qualsivoglia addebito di aver inteso diffamare il sig. Di Pane, persona che non ho mai avuto modo di conoscere nel corso della mia attività d’inchiesta, faccio presente che i fatti riportati nel volume, pertinentissimi alla ricostruzione storica di interessi imprenditoriali-economici nella lottizzazione di aree prossime o contigue ai cantieri di costruzione del Ponte sullo Stretto e tutt’altro che datate in quanto si riferiscono a periodi prossimi alla decisione di avviare la gara per l’identificazione del General contractor dei lavori del Ponte. Tutto quanto riportato e la stessa espressione contestata “direttamente coinvolto ecc.”, come del resto si evince in nota a pié di pagina (p. 156) è letteralmente riportato nella Comunicazione di notizia di reato Nr. 51/32-2-1999, Prot. Messina, maggio 2001, a firma dei ROS – Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei carabinieri. Inoltre tali affermazioni e le relazioni del Di Pane con tale Mario Aquilia e il noto imprenditore Vincenzo Vinciullo vengono riprese in parte nell’Ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Messina, dott. Alfredo Sicuro, in data 17 luglio 2003 nei confronti di Aiello Salvatore +  37, dove comunque il sig. Di Pane non risulta tra i destinatari della misura.

Per ottemperare alla richiesta dell’Avv. Canfora, nel rispetto della verità di quanto da me affermato, la casa editrice, sentiti suoi legali, potrebbe intanto inviare nota al legale con impegno, in caso di ristampa e /o nuova edizione del volume a riportare la dichiarazione che “nonostante quanto rilevato dal ROS e dal Gip del Tribunale di Messina”, “come precisato dal legale del sig. Di Pane, avv. Maurizio Canfora, dette indagini, non hanno portato all’apertura di alcun procedimento penale nei confronti del suo cliente, il quale non è mai stato imputato, né indagato, e non ha mai ricevuto né informazioni di garanzia, né avvisi di conclusione delle indagini preliminari”. Tale nota potrebbe essere intanto riportata a conclusione degli estratti del volume pubblicati nei due siti web di cui sopra, previo accordo per una sua corretta formulazione con il mio legale di fiducia, avv. Fabio Repici.



Messina, 27 dicembre 2012                                                                            Antonio Mazzeo

martedì

Santo che non suda




Il messaggino arrivato sul telefonino aveva avvisato che oggi le temperature sarebbero state particolarmente alte. 
Uno di quegli sms che manda il Comune per avvertire dell’allerta meteo e che le scuole sono chiuse. Quaranta gradi.
Insomma anziani e bambini a casa. 
Chi deve lavorare si prepari a sudare fino a perdere i sensi.
Uno di quei giorni da trascorrere immersi nelle fresche acque dello stretto.
Ma prima il dovere.
Davanti l’armadio sono stato più volte tentato di indossare i miei amati bermuda e la mia magliettina di cotone leggero e invece niente, pantalone doverosamente lungo e camicia azzurra a maniche lunghe.
Arrivato in ufficio ho subito notato la faccia dei miei colleghi, quella di chi deve lavorare il giorno in cui la propria nazionale gioca la finale dei mondiali.
La processione davanti la macchinetta delle bevande fresche era iniziata prestissimo, tanto da temere già alle dieci l’esaurimento di ogni liquido contenutovi.

-       Ha chiamato il dottor M., tra dieci minuti è qui. Mi raccomando è importante convincerlo.

Il capo mi informava dell’imminente arrivo del responsabile per il Sud Italia di una importante azienda che poteva divenire nostra cliente.
Sapevo dell’importanza della possibile acquisizione di quel contratto. 
Avrei dovuto convincerlo a tutti i costi. Mi si chiedeva di essere brillante e sicuro, affidabile e concreto. Dovevo scioccarlo.
Ma c'era troppo caldo.
La sedia in similpelle era bollente così come la scrivania, le penne, il telefono e pure le centinaia di fogli di carta sparsi sulla scrivania, tanto da farmi paventare una sorta di autocombustione. Sarei morto avvolto tra le fiamme di mesi di documenti che non ero riuscito a sistemare. 
Morte giusta per un disordinato avrebbe detto il capo.
La camicia mi si era afflosciata sul busto e le chiazze umide apparivano scure ovunque. Stavo sudando fermo, come se stessi facendo i 100 metri.
Ero madido di sudore (l’unica consolazione in tanta sofferenza era poter usare l’aggettivo “madido” che mi piace da morire).
Dal cancello entrò un’auto scura e si diresse sicura verso lo spiazzo davanti il mio ufficio.
Audi A3 Sportback grigio Daytona perla.
E’ lui!
Scende un uomo dall’aspetto distinto e di un’età indefinita, in abito scuro con la cravatta e l’auricolare senza fili.
Meno di quarant’anni senz’altro, ma quanti con esattezza era impossibile da stabilire.
Mi alzo dalla poltrona e mi dirigo verso quello che doveva essere senza dubbio il responsabile per il Sud Italia dell’importante azienda.
Lui chiude la portiera facendole fare il rumore che le portiere di quelle auto fanno, spum!
Il rumore delle buone auto, quelle che almeno ci vogliono 40 mila euro.
Io ero una pezza. Sudato e sbracato, la camicia che dietro mi usciva dai pantaloni e le maniche con un accenno di arrotolatura.
Lui no. 
Lui aveva la camicia che sembrava appena stirata, la cravatta perfettamente annodata e la giacca ben abbottonata, ma soprattutto aveva la pelle fresca e asciutta come quella delle pubblicità dei pannolini per bambini. Un fiore!

Vigorosa stretta di mano e presentazione di rito con tanto di sorriso.
Mani curate le sue. Mani da responsabile per il sud Italia proprio. Magre, asciutte e ben tornite. Mani da touchscreen. 
Assai diverse dalle mie un po’ paffute e con dei calli ormai cronici sul palmo a causa evidentemente dell’acceleratore della vespa che è un po’ duro.
Qualche attimo dopo aver lasciato la sua mano ed averlo invitato ad accomodarsi in ufficio mi è arrivata la ventata del suo profumo, dolce e speziato. Come minimo Eau Sauvage de Dior.
Sicuramente il dottor M. era appena uscito dal suo albergo e da lì entrato in auto con l’aria condizionata a palla senza sottoporsi ad alcun rischio di azionare neanche una delle sue tre milioni di ghiandole sudoripare sparse per il corpo che invece in me stavano come in una festa di giochi d’acqua tentando in modo secondo me vano, di far calare la temperatura corporea.
Questo pensavo. 
Ritenevo quindi che adesso il dottor M. inevitabilmente esposto alle temperature sahariane ed all’elevato tasso di umidità che affliggeva me ed i miei poco laboriosi colleghi si potesse rivelare come uomo tra gli uomini. 
La sua immagine di perfezione si sarebbe appannata per arrendersi alle condizioni ambientali che stavano affliggendo tutti gli esseri viventi in questa desolata parte di mondo.
Avrei anche tentato di forzare la mano. 
Gli avrei fatto visitare tutta l’azienda e se tutto questo non fosse bastato l’avrei fatto entrare nel forno della verniciatura delle auto.
Stava seduto davanti a me alla scrivania. 
Niente aria condizionata, niente correnti d’aria ma solo la stagnante afa immobile ed avvolgente. 
La mia camicia mi avvolgeva adesso come un sudario. Il coibentato del tetto assorbiva i raggi solari all’esterno per restituire all’interno temperature da fonderia. 
Lui stava eretto e si era concesso solo di liberare il primo bottone della giacca. 
La sua, da seduto, era la postura che si vede nelle dispense illustrate delle sedie da ufficio. Quella cazzo di camicia gli stava perfettamente aderente e senza pieghe in qualunque posizione.
Si chinò per aprire la borsa porta documenti e ne trasse un portatile nero lucido che si accese sotto i suoi polpastrelli in 23 secondi netti. 
I nostri computer in ufficio neanche li spegniamo la notte per evitare di aspettare tre ore la mattina seguente.
In modo quasi suadente chiesi se voleva visitare l’officina e gli altri uffici. 
Lui alzo la mano destra per fermarmi.
- Sono sicuro che sarà una visita utile ma prima devo verificare la vostra solidità ed a questo proposito ho alcune domande da rivolgerle in merito ai dati di bilancio che mi ha inviato.

Da quel momento in poi il dottor M. mi ha, come una ragno dal dorso rosso fa con le sue prede, conficcato il suo aculeo dentro la carne per tentare di liquefare il contenuto del mio corpo fino a rendere tutto l’interno una poltiglia simile ad un frullato di banane e melone mentre dalle sue fauci venivano espulse centinaia di metri di ragnatele che mi avvolgevano fino al soffocamento.
Il tutto ovviamente causando un innalzamento della temperatura corporea fino a raggiungere una stadio catatonico.
Fatturato in diminuzione, oneri finanziari troppo alti, possibile chiusura in perdita del bilancio, costi del personale eccessivi. Una nenia di inconvenienti mi stava facendo calare la pressione arteriosa portandola sulla soglia di quella dei rettili.
Lo guardavo e sorridevo stentatamente. 
Biascicavo i miei soliti si lo so… in effetti è vero pero…
Lui da professionista sapeva di avermi messo alle corde e si preparava a sferrare l’ultimo attacco.
Asciutto e profumato con i polsini della camicia rigidi manco fossero di ghisa. 
Avrei scommesso lo stipendio che questo in piscina non aveva mai pisciato!
Si, insomma quella storia che se fai la pipì in piscina l’acqua diventa rossa.
Io ci ho sempre creduto! Però ogni tanto a piccole dosi e con immediate nuotate di allontanamento io l’avevo fatta la pipì in piscina.
Il dottor M. sono sicuro mai!

-         Dottor M. guardi che in questa azienda da quando è iniziata la crisi non è stata ridotta neanche un’unità lavorativa. Stiamo stringendo la corda ma ce la faremo.
-         A volte è indispensabile ridurre i costi. Salva un operaio per un po’ per rischiare di dover chiudere e far perdere il lavoro a tutti.

Chiaro e preciso come il quadrante del suo orologio. Risposta pronta come quelle del suo computer. L’implacabilità delle teorie economico-aziendali. 
Vaffanculo dottor M.
La partita è persa. Il contratto non l’avremo mai.
La sua macchina uscì piano dal cancello con il rumore delle auto che ci vogliono almeno 40 mila euro. Misi 50 centesimi nella macchinetta delle bevande e mi tuffai nella bottiglietta da mezzo litro di acqua. Ricominciai a sudare.  

giovedì

Ma manco...



La domanda è sempre la stessa, “perché non scrivi più?”
La regola vuole che ad una domanda non si risponda con un altro quesito, ma io puntualmente dico “perché dovrei?”.
Questo blog, come qualche altro milione sulla rete, doveva essere un diario personale dove appuntare riflessioni e pensieri.
Nato un po' così,  con il passare del tempo si è  trasformato.
Attenzione, ho detto trasformato e non migliorato.
Fatto è che è divenuto qualcosa di diverso.
Ho scritto di politica e di cronaca, ho ripreso e commentato sentenze e mi sono esposto ospitando amici giornalisti.
Mi sembra sia passato un secolo.
Non certo perché nel frattempo le cose siano poi così tanto cambiate ma solo perché, a quanto pare, sono cambiate le mie reazioni di fronte a ciò che accade
Ma non è questo il luogo idoneo per spiegare concetti da riservare per lo più ad un lettino per terapie psicoanalitiche.
Insomma mi sono  sentito un po' schiacciato dal peso di aspettative che forse non ero più in grado di accontentare. Non sono un giornalista io.
Per vivere faccio altro.
Non sono un bravo scrittore nè un sagace commentatore.
Ho sempre scritto con la stessa capacità e competenza di chi parla di calcio seduto al tavolino di un bar.
Vorrei tornare a fare questo.
Scrivere di cazzate.
Per le cose serie ci sono centinaia di altri posti dove andare.
I link che indico a destra sono solo una piccola parte.
Qui vorrei che si trovassero solo pensieri, episodi di bulimia da informazione, ovvero ciò che la mia mente filtra e rigurgita dopo averla appresa.
Non avrò più il mio bel “pacchetto” di lettori, che ringrazio per quanto in passato hanno fatto ma che, allo stesso tempo, invito ad abbandonarmi, come a volte capita per le ferie con gli anziani.
Lasciatemi al mio solitario abbandono tra le stanze di un pensionato dai muri scrostati, tra file di letti di ferro e puzzo di vomito.
Anche perché adesso non riesco a capire più tante cose.
E vorrei scriverlo.
Annotare di come la confusione aumenta andando ad informarmi su ciò che accade.
Compro qualche quotidiano e un settimanale, apro le news dei siti tosti, quelli che urlano agli scandali e ci arrecano tremori ai muscoli primari con le loro inchieste sconvolgenti e mi indigno certo, ma stento a capire comunque alcuni meccanismi che precedono e seguono i fatti.
La desolante normalità piatta ed ottusa che accompagna la devastazione di un paese.
I giochi che si svolgono ai livelli più alti, nelle stanze segrete dei grandi potenti e tra gli uomini dell’antistato, lasciando al resto della popolazione la sensazione che tutto sia inevitabile.
L’inesorabilità dell’altrui convenienza, di quella di chi ci controlla facendoci credere di potere scegliere.
Voglio scrivere di cazzate.
Di quando mi commuovo guardando la luce del mio stretto, i contrasti imbarazzanti di un mare che si colora di tinte irreali e di un cielo che assiste attonito.
Di quel vecchio che piange per strada e della donna che cammina stanca la sera perché l’autobus non passa.
Di cose minime e quotidiane.

Auguri Italiani.


Certo, io sono uno di quelli che si è emozionato ascoltando Benigni, quando sul palco di sanremo ha sottolineato l’importanza della festa dell’unità d’Italia.
Un paese che si è unito con il sacrificio di uomini e donne che ci credevano sul serio.
La storia dell’unità di un popolo che si riunisce sotto una bandiera.
Una bandiera ed uno spirito nazionalista (in senso buono) uniti con la voglia di liberarsi degli oppressori e di conquistare la libertà. 
150 anni di Italia. 
Un percorso che parte dal Risorgimento ed attraverso gloriose pagine di coraggio e sacrificio arriva fino alla Resistenza dei Partigiani durante la seconda guerra mondiale per giungere alla redazione della carta costituzionale.
Guardando il nostro passato “remoto” avverto anch’io un sentimento di orgoglio e di appartenenza.

Ma se penso agli ultimi trent’anni di storia nazionale, non riesco a trovare nulla per cui gioire.
Un paese che via via è scivolato in una sorta di abisso culturale e sociale.
Una nazione devastata dalle menzogne e dai soprusi.

Un paese, una nazione non si può solo valutare per la sua continuità territoriale che grossomodo coincide con quella amministrativa.
Da Bolzano a Trapani, da Aosta e Lampedusa, da nord a sud. Quante volte abbiamo sentito nominare opposti geografici per infondere l’idea di unità e di nazione.
L’ideale di Patria.
Un paese bellissimo da un estremo all’altro, con la sua storia, i suoi monumenti, la sua cucina e la sua gente.
Vero, tutto vero. 
Ma è assolutamente certo anche il contrario.
Un paese un cui il malaffare e la corruzione è ben radicato da un estremo all’altro.
Un nord industrioso e senza scrupoli contrapposto ad un sud più lassista e senza scrupoli. 
Tutto per come è conveniente che sia. Tutto secondo la convenienza del potere.
Un'unica spina dorsale che tiene unito un’insieme di macro-aree in cui vige l’assoluto disprezzo delle regole.
Intere regioni dove lo Stato non è riuscito a stabilire la propria sovranità giungendo a concederla, a volte per convenienza, altre volte per incapacità, interamente alle mafie, abbandonando chi ha tentato di riaffermare il diritto con la propria vita.

Però se risuona l’Inno ci sentiamo un po’ più Italiani. 
Italiani brava gente.
Ci sentiamo Italiani, patrioti e brava gente quando inviamo il nostro sms per telethon o assistiamo all’impegno dei volontari che da tutta la nazione giungono nell’area colpita da calamità dove altri, prima, arrivati da tutta la nazione, hanno lucrato e speculato a scapito dei propri connazionali.
L’Italia ed il suo esercito che non si riesce a capire per chi combatte ma che ai funerali di Stato ci unisce alla vista di quella bandiera sulla cassa, al volto affranto dei governanti ed alle lacrime di madri vestite a lutto.
Gli Italiani hanno un cuore grande.

Gli Italiani riescono pure a tenere come componente primaria di governo, esponenti politici che mascherando i loro propositi di secessionismo con un falso progetto di federalismo amministrativo, preferiscono abbandonare i loro scranni durante l’ascolto dell’Inno nazionale.

Ritornando a quel percorso compiuto in questi 150 anni che tutti in questi giorni amano ricordare, Rinascimento, Liberazione, Resistenza e Costituzione, è opportuno valutare, come negli ultimi anni, ogni singolo valore che ha segnato la strada della nazione sia stato più volte attaccato e vilipeso. 
Un sistematico tentativo di distruggere ciò che ci rende fieri perpetrato non da piccoli gruppi di estremisti e terroristi ma dalle forze di governo di questo paese.
Culturalmente e politicamente, con azzardati revisionismi storici e malcelati esperimenti di erosione dei princìpi di democrazia, le buone cose per cui varrebbe la pena festeggiare stanno sbiadendo.

Una nazione, che di per sé significa unita, deve poter festeggiare i propri valori o almeno il tentativo che si compie per raggiungerli.
Libertà, Giustizia, Uguaglianza e Solidarietà.

Credo allora che oggi occorra soprattutto ricordare.
Rileggere la storia e ritrovare le motivazioni che spinsero 150 anni addietro, alcuni Italiani a credere in una Nazione, una e libera. Crederci fino alla morte.
Tentare di sollevare il pesante orpello che smorza ogni coscienza rendendoci apaticamente sudditi dominati.
Tentare di Rinascere. Uniti per un nuovo Rinascimento. 
Per altri 150 anni.

mercoledì

A Giudizio!

Foto di enricodigiacomo 

Il presidente della Provincia di Messina, Nanni Ricevuto (all'epoca dei fatti era vice ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del governo Berlusconi)  insieme al Rettore dell'Università di Messina Franco Tomasello ed alla moglie Melitta Grasso con l'ex presidente del Consiglio Comunale di Messina Umberto Bonanno e l'ex direttore sanitario del Policlinico di Messina Giovanni Materia.

Otto imputati per accuse che vanno dall'abuso d'ufficio alla truffa.
Otto messinesi illustri (forse i più importanti) che a loro piacimento sembra, gestivano come fosse cosa loro il policlinico di Messina pilotando un concorso.

La più grande industria della città dello stretto, da sempre oggetto delle mire di gruppi affaristici e criminalità organizzata, rientrava secondo i magistrati, nella sfera delle conduzioni private dei padroni della città.

La solita storia, i soliti palazzi e le solite facce. 
Una storia vecchia come quella di questa città.

Il processo valuterà gli indizi e le prove cercando la verità in un processo che vede imputati uomini potenti. I più potenti. 

Il rinvio a giudizio è un atto politicamente ed eticamente pesante. 
La giustizia accerterà le responsabilità ma nel frattempo Giovanni Materia si dimette dall'incarico di direttore sanitario dell'ASL di Milano.

Un gesto che appare in controtendenza con la prassi giudiziaria del nostro paese, quando a finire sotto processo per gravi indizi di colpevolezza sono politici e alti funzionari che restano inchiodati alle loro poltrone da cui la giustizia sembra essere meno forte.

Materia si dimette. Attenderà il giudizio con serenità (si dice così).

Tomasello e Ricevuto?
Loro no.
Loro continueranno a difendersi nella condizione privilegiata di uomini potenti.


La notizia:
Tutti e otto rinviati a giudizio. Il “nodo” intercettazioni su cui puntava la difesa per il gup Arena non è sussistente. Quindi sarà processo, che si aprirà il 18 maggio prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Agli atti tre tipologie di reato e otto imputati. E i reati contestati sono l’abuso d’ufficio, due ipotesi di falso del pubblico ufficiale e poi la truffa. Al centro sempre la storia del concorso “pilotato” che nel 2006 consentì all’ex presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno di sistemarsi al Policlinico con una retribuzione netta mensile di circa 2.530 euro, come esperto in Medicina del lavoro. Tutte accolte quindi le richieste di rinvio a giudizio formulate ieri al gup Maria Teresa Arena dal sostituto procuratore della Dda Angelo Cavallo, il magistrato che ha condotto questa inchiesta dopo il lungo lavoro della Sezione di Pg della guardia di finanza. Un’inchiesta che nel dicembre del 2008 portò alla sospensione per due mesi dalla funzioni del rettore Franco Tomasello, uno degli indagati, la seconda sospensione subita nel corso del suo mandato dopo quella del luglio 2007, legata al concorso “pilotato” di Veterinaria. I rinvii a giudizio decisi ieri dal gup Maria Teresa Arena dopo un’intensa mattinata e una lunga camera di consiglio, oltre al rettore Tomasello riguardano l’ex presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno, il beneficiario del posto pubblico, l’allora direttore sanitario del Policlinico Giovanni Materia, i componenti della commissione esaminatrice di quella selezione, i medici Carmelo Abbate, docente di Medicina del lavoro, e Giovanna Spatari, all’epoca ricercatrice, l’intermediario Concetto Giorgianni, poi Carmela “Melitta” Grasso, la moglie del rettore, e infine il presidente della Provincia Nanni Ricevuto, che nel 2006 quando tutto questo succedeva era invece vice ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Il primo “contraccolpo” alla decisione del gup Arena s’è registrato già nel tardo pomeriggio di ieri. Uno degli imputati rinviati a giudizio, Giovanni Materia, attualmente direttore sanitario dell’Asl Milano 1, ha dato le dimissioni dall’incarico. Lo ha reso noto la Regione Lombardia, che ha diffuso un comunicato. Materia era stato nominato da pochi giorni all’Asl Milano 1. Anche ieri dopo la requisitoria del pm Angelo Cavallo gli interventi difensivi hanno avuto al centro una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali che sono confluite in questa inchiesta, e che secondo i difensori non sarebbero utilizzabili. Una vicenda che all’epoca della sospensione del rettore finì in Cassazione, ma in realtà la Suprema Corte non si pronunciò su questo aspetto. La VI sezione penale infatti dichiarò il ricorso della difesa inammissibile, probabilmente per la cosiddetta “carenza d’interesse”, visto che lo stesso giorno della trattazione il gip Maria Angela Nastasi siglò il provvedimento di reintegro del rettore, dopo i due mesi di sospensione dalla funzioni. La questione sarà affrontata adesso nel corso del prcoesso dai giudici della seconda sezione penale, il collegio presieduto da Mario Samperi. Il quadro delle accuse ipotizzate dalla Procura all’indomani dell’udienza preliminare resta quindi integralmente in piedi. Il primo reato contestato è l’abuso d’ufficio e riguarda tutti e otto gli indagati per il cosiddetto “regalo di Natale” a Bonanno (è un’intercettazione in cui parlava la moglie del rettore). Il 21 dicembre del 2006 è infatti il giorno dell’assunzione di Bonanno al Policlinico. Ci sono i vari ruoli ricoperti tra “pubblici ufficiali” e “privati determinatori” che ricomprendono tutti. In concreto Tomasello e Materia, anche con l’interessamento della moglie del rettore, avrebbero consentito che Bonanno scegliesse come componente della commissione esaminatrice il prof. Abbate, «soggetto a lui palesemente favorevole»; Materia poi, con l’avallo di Tomasello, avrebbe garantito “a priori” a Bonanno, ancor prima dello svolgimento della selezione pubblica (valutazione dei titoli e prova orale), il superamento della selezione stessa, assicurando la partecipazione personale tra i membri della commissione; ed ancora Abbate e la Spatari, con l’intermediazione di Giorgianni, avrebbero assicurato a Bonanno “a priori” il superamento della selezione. Ci sono poi gli altri reati contestati, due falsi del pubblico ufficiale e una truffa. In questo caso sono coinvolti Bonanno e il presidente della Provincia Regionale di Messina Nanni Ricevuto, che in passato fu sottosegretario delle Infrastrutture e poi vice ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. In concreto i due casi di falso si riferiscono ad alcune documentazioni presentate da Bonanno agli atti della selezione pubblica per far aumentare il punteggio di valutazione, in cui si qualificava come consulente di quei due ministeri al tempo di Ricevuto, mentre in realtà secondo l’accusa la documentazione presentata era palesemente falsa, con consulenze mai prestate da Bonanno, che invece risultavano solo sulla carta. E con la presentazione di tutta questa documentazione agli atti della selezione pubblica, secondo la Procura s’è realizzata una clamorosa truffa perché i membri della commissione d’esame del Policlinico sarebbero stati tratti in errore nella valutazione dei titoli, collocando Bonanno al terzo posto della graduatoria finale e quindi consentendogli di firmare il contratto di assunzione il 21 dicembre del 2006, nella categoria del personale dirigente medico del Policlinico.

Da Gazzetta del Sud - Nuccio Anselmo -

venerdì

Magistratura bugiarda.


Quante bugie si raccontano nei giornali in Italia?
Quante volte leggiamo di giornalisti oppure di  magistrati e piemme delle procure “calde” che nelle interviste e nei libri raccontano delle difficoltà che incontrano nelle rogatorie internazionali soprattutto quelle effettuate verso i cosiddetti “paradisi fiscali”. 


Ritardi, dinieghi e mille complicazioni per ottenere documenti societari, movimenti finanziari eccetera.
Difficili inchieste su mafia e ndrangheta, su traffici di droga e riciclaggio di denaro sporco, vengono spesso drammaticamente rallentate o addirittura bloccate per la mancata collaborazione delle autorità locali e degli istituti bancari dei paesi in cui hanno sede ad esempio le famigerate società offshore.

Cazzate!

Il nostro governo ha risolto il problema in modo definitivo. 
Contro ogni accusa rivolta a questo governo di costante impoverimento del sistema giudiziario italiano, mossa come sempre da quella cerchia di politici, giornalisti e toghe rosse che vogliono distruggere Berlusconi, il suo ministro degli esteri lo ha pubblicamente dimostrato.
Infatti il prodigo Frattini per definire l’inchiesta sulla casa di Montecarlo di AN, ha lui stesso scritto al ministro di Saint Lucia e si è fatto mettere nero su bianco le informazioni sull’assetto societario delle offshore coinvolte nelle inchieste.
E sia ben chiaro che questo interessamento è stato dettato dall’esigenza di rispondere ad una interrogazione presentata da un parlamentare del PDL e messa immediatamente all’ordine del giorno.


Quindi cari procuratori, non perdete tempo con rogatorie impossibili e notifiche transoceaniche, affidatevi ad un parlamentare (magari di area governativa) a cui far presentare una interrogazione e vedrete che il buon ministro degli esteri, sfruttando sapientemente i suoi canali (che non sono certo quelli giudiziari o diplomatici), otterrà nel giro di pochi giorni tutte le informazioni che vi occorreranno.

Sapere se Cosa Nostra ricicla denaro utilizzando società con sedi in minuscoli atolli tropicali?
Capire come la Ndrangheta paga le partite di cocaina ai colombiani?
Chi sono i titolari delle società offshore coinvolte nelle inchieste contro Berlusconi?

Basta dunque con le lamentele.
Chiedete e vi sarà dato. 

giovedì

Momenti di trascurabile in-felicità


Il tabaccaio che ti dice che le tue sigarette non ci sono ed allora per qualche secondo mentre lui ti prospetta delle alternative assolutamente inutili con lo sguardo cerchi nello scaffale alle sue spalle l’immagine rassicurante del tuo pacchetto, magari anche l’ultimo, dimenticato e solitario.
Poi pensi che comunque è tardi e gli altri tabaccai saranno chiusi e poi sono le nove e devi tornare ed allora gli chiedi quelle che fumavi da ragazzo che tanto lo sai che ti faranno venire la tosse.

Nei documentari che ripropongono i vecchi filmati del ventennio con tutti gli italiani che c’erano a piazza Venezia che poi sono gli stessi che c’erano a piazzale Loreto e tutto sommato mi sembrano uguali a quelli che hanno votato per questo presidente e che comunque loro lo rivolterebbero senz’altro.

Quella donna che dentro un ospedale di questa città ha dovuto abortire sola in bagno perché i medici e le ostetriche erano tutti obiettori di coscienza.

Che mia figlia ha la febbre ed in un attimo pensi al termometro che di notte va sul rosso alla tachipirina ed alle bentelan, al sudore ed alla macchinetta dell’aerosol che fa un brutto rumore e credo si stia guastando, ma del resto i suoi anni li ha fatti…

Perché ancora, nonostante tutto, i modelli negativi qui al sud continuano ad apparire sempre più convenienti di quelli positivi. Che tra un futuro da disoccupato prima  ed operaio in nero dopo si continuano a scegliere i soldi e la bella vita, la macchina forte e i soprusi al disoccupato ed all’operaio in nero. Così capita che a Castelvetrano nessuno vada alla commemorazione di un giudice buono e bravo che combatteva gli esempi negativi e poi l'hanno ammazzato. I cattivi esempi comandano loro.

Quando sei stanco e ti andrebbe magari di rilassarti con gli amici, bere ed ubriacarti e stare stravaccato su un divano a ridere fino alle lacrime, quella sera hai un mal di testa infernale e prendi la bustina e ti corichi.

Leggi un libro di quelli tosti d’inchiesta fatti da giornalisti coraggiosi che rischiano la vita per le loro inchieste e ti domandi ma allora perché nulla è cambiato ora che tutto è stato scoperto? Perché la gente, la giustizia, la politica lascia che tutto resti così?

Ma non conosci Pavlov? E tu vorresti dire di si ma invece non sai chi cazzo sia e ti senti la persona più ignorante del mondo.

Ogni tanto ti ricordi che i buoni ed i cattivi stanno dappertutto. Che ci sono politici buoni (rari) e politici cattivi (il resto) ma che purtroppo ci sono anche poliziotti buoni e poliziotti corrotti, magistrati coraggiosi e giudici collusi, agenti dei servizi segreti che proteggono il paese da attentati (rari) e quelli che gli attentati li fanno (il resto). Che i medici sono bravi finchè non sbagliano e gli idraulici sono troppo cari e il pesce fresco non si trova più e poi che infondo siamo tutti un po’ buoni ed un po’ cattivi. Anche io.

Questa gente dell’est che sta rovinando l’Italia, ma soprattutto i rumeni. Come quando in Francia mi parlavano di mafia e dicevano che i siciliani dovrebbero morire tutti.

Che per l’alitalia si è smosso il governo, gli amici del presidente tutti i sindacati ed anche i viaggiatori mentre per la fiat che vadano a fare in culo.

Il militare che è morto il 19 gennaio ha sbagliato data per essere onorato come gli altri. Perché nel suo paese si parlava di troie e di presidenti puttanieri e non restava spazio per uno che si è fatto ammazzare in una guerra ingiusta più di tutte le guerre ingiuste.

Perché non ci apriamo un negozio? Uno tipo quello che abbiamo visto a Milano. Si ma quando poi ti chiedono il pizzo che fai? Hai ragione, lasciamo stare.

Ma di che partito sono io? Ma per chi dovrei votare?

Io faccio attenzione a non dire che sono stressato o depresso. Troppe volte usiamo queste parole a sproposito. Ho sentito madri che dicevano dei figli di otto anni che erano troppo stressati ma poi li mandavano a judo. Però a volte una strana sensazione di angoscia mi assale, mi accorcia il respiro e mi stringe la gola. Cammino, magari in auto, e mi sembra di procedere verso un dirupo, anzi verso il bordo del pianeta ed ho anche la certezza che qualche attimo prima si romperanno i freni. E’ angoscia. E’ un cupo sentimento che mi avvolge l’anima. Insomma un momento di trascurabile infelicità.


Chiedo scusa a Francesco Marino autore del bel libro “Momenti di trascurabile felicità” ed la suo editore Einaudi, per l’uso improprio che ho fatto del titolo del suo fantastico lavoro. Chiedo scusa a chi si aspetta da questo modesto diario on line qualcos’altro, ma se per tanto tempo non ho aggiornato queste pagine è proprio perché a volte i momenti di trascurabile infelicità sono tanti davvero.


«Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.
Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.
E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.
E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41.

lunedì

L'insostenibile leggerezza del ponte.


Il Ponte è un annuncio perenne, che ha generato e continua a generare un considerevole impegno di spesa pubblica (improduttiva); che crea aspettative (lecite e illecite), visioni e sogni di sviluppo, ma che bisognerebbe attentamente evitare di realizzare perché il sogno diventerebbe realtà e il risveglio in questa realtà sarebbe un incubo senza fine. (Domenico Marino - Rubbettino Editore)

martedì

Un'idea di rivoluzione che vola.



" Quello che in Italia non c'è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c'è mai stata in Italia... c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti."

Mario Monicelli (a Raiperunanotte, 25 marzo 2010).

Dal Blog di Giugioni

domenica

Ricordando Adolfo Parmaliana


Domenica 3 ottobre 2010, dalle 17.00 alle 19.30 nella sala delle bandiere del Palazzo Municipale di Messina, a due anni dalla sua scomparsa, verrà ricordato il professore Adolfo Parmaliana e sarà presentato il libro “Io che da morto vi parlo” di Alfio Caruso.






Interverranno insieme all'autore:
- Sonia Alfano
- Fabio Repici
- Franco Frusteri
- Beppe Lumia
- Piergiorgio Morosini

mercoledì

Sputtusati e beffati. Aggiornamento dalla trincea delle trivelle.

Un aggiornamento d'obbligo sulla situazione dei cantieri mobili per l'esecuzione dei saggi geologici da parte di Eurolink per la costruzione del ponte sullo stretto.
Altre foto che documentano di come il general contractor conosce la Legge, ma non sempre la rispetta.
In questa foto infatti si vede l'area del cantiere in contrada Margi Torre Faro dove le indicazioni previste dalla Legge sono adeguatamente visibili e complete.

A circa 200 metri dalla precedente area di cantiere si trova una trivella su un terreno privato.
Questa è la visuale dalla strada comunale. Nessun cartello, nessuna interdizione. Nessuna norma rispettata.

A qualche chilometro un altro cantiere su terreno privato. Via Consolare Pompea Granatari.
 Alberi spostati per liberare l'accesso alla trivella.
Anche qui nessun cartello e nessuna interdizione all'area di cantiere.
A pochissima distanza, nei pressi del cimitero, altra trivella. L'area risulta recintata ma anche qui nessuna segnalazione e cartellonistica obbligatoria.

A proposito poi della trivella che avevamo segnalato sulla via Panoramica, dobbiamo constatare che la stessa è stata spostata a pochi metri sull'opposto senso di marcia.
Di seguito riportiamo la foto che evidenzia come era stata preparata la perforazione del terreno ed il sistema adottato per la recinzione dell'area. Da notare la presenza di bacchette di ferro tondo (di norma utilizzato nelle armature in calcestruzzo) posate come lance pronte ad infilzare sfortunati passanti.
 Insomma vale la pena ricordare che esistono delle regole e che queste è auspicabile vengano rispettate da chiunque anche dai Padrini del Ponte.