martedì

Alla finestra.


Stare a guardare.
Non partecipare più se non passivamente, da spettatore scettico e critico.
Alzare la testa, voltarla a destra ed a manca per osservare ogni movimento, coglierne il significato o l’assoluta illogicità.
Affacciarsi  ad una finestra con i gomiti appoggiati al davanzale e di sotto la vita che scorre.
Chi cammina svogliatamente e chi incede deciso, chi corre e chi passeggia lentamente. Tutti in direzioni diverse, opposte o come formiche verso il buco nella terra. Chi sta seduto al tavolino del bar e osserva superbo la piazza centrale. Ad un palo qualcuno si appoggia con la spalla per fumare una sigaretta, poi la lancia tenendola tra pollice ed indice per fare canestro nella fioriera spoglia in cemento davanti a lui.
Ognuno si muove seguendo una sua logica, apparentemente libera ed arbitraria, seguendo in fondo un moto preordinato. Segue la logica delle cose. Un disegno molto vasto e complesso che racchiude dentro se, ognuno di noi.

Ci crediamo liberi ma seguiamo rispettosi il canovaccio che regola tutto. 
Anche il mio stare a guardare è senz’altro un pezzo del copione che hanno scritto per me. Minchia!
Mi faccio meno illusioni adesso mentre accendo un’altra sigaretta. E’ tutto preordinato. Non c’è verso di cambiare.
Vedo un paese allo sbando che non tenta neanche più di cogliere le occasioni. 
Non vuole più scegliere sembrerebbe. O forse non può operare alcuna scelta poiché questa attività richiederebbe una alternativa che tanto non c’è.

Continuano a vincere i Forti che diventano sempre più Forti e per questo sempre più arroganti.
Come la teoria del piano inclinato, che regola vuole, venga inesorabilmente percorso da una data biglia dal suo punto più alto verso il punto più basso. E’ legge!
Ed anche se così non fosse, cioè se la legge fisica ne regolasse la direzione in modo opposto, i Forti sempre più Forti la cambierebbero, riuscendo così ad apparire sempre più invincibili agli occhi di tutti, riuscendo a farla arrivare sempre e comunque al fondo questa cazzo di biglia, che tra l’altro ai Forti sempre più Forti della lucida pallina non gliene frega niente.
Ma tutti li esigono così, Forti sempre più Forti, pronti a non fermarsi davanti a niente e nessuno. E’ una questione di principio.
Ed allora che ci faccio io, qui fermo a guardare?
Continuo a fare il gioco dei Forti sempre più Forti?

Cazzo, ho un idea! 
E se mi sdraiassi lungo la corsa della pallina per bloccarla? Che poi magari neanche ci riuscirei da solo.
E se ci mettessimo in tanti con la schiena sul pavimento a formare un muro, che non ti dico fermarla la pallina, ma almeno deviarla?
Pensaci! Unirsi tutti insieme per cambiare il corso delle cose!
I deboli sempre più deboli contro i Forti sempre più Forti.

Il posacenere in ceramica che tengo sul davanzale mentre sto a guardare, ora è pieno di mozziconi mezzi schiacciati ed il pacchetto di sigarette è vuoto e schiacciato pure lui.
Basta restare a guardare. Basta buche da suggeritore e false libertà. 
E’ ora di cambiare. Tutti.
Chiudo le imposte e scendo giù!
Vado a comprare le sigarette.

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