venerdì

L'Università di Paperopoli

Dopo la bufera che ha investito l’Università di Messina ed il suo rettore a causa di una serie di concorsi che apparirebbero pilotati, la magistratura indaga a tutto campo.


Le telecamere delle maggiori reti nazionali e noti cronisti d’assalto hanno scoperchiato una condotta nelle assunzioni di impiegati, ricercatori ed assistenti, assai allegra.


Sembrerebbe che a beneficiare di questa pratica clientelare siano stati figli e parenti di illustri professori, magistrati e mammasantissima vari.

Di ieri è la notizia che anche l’ex presidente del consiglio comunale di Messina, già implicato in una brutta storia di corruzione, abbia ricevuto il suo regalo da Tomasello & Co.

Gli inquirenti stanno spulciando tutte le pratiche dei concorsi dal 2005 in poi.


Altri inquietanti sviluppi si stanno allargando sotto i loro attenti occhi.

Altri nomi importanti avrebbero ottenuto favori e vantaggi dal rettorato.


Nei corridoi della Procura girano i nomi di Bin Laden (proposto per un posto da ricercatore nella facoltà di filosofia e teologia), Antonio Cassano (vincitore di concorso come assistente in Lettere Antiche) e Bernardo Provenzano (dirigente del dipartimento di Economia Aziendale).


A sollevare il sipario su quest’altro filone di indagine sarebbe una super testimone bocciata al concorso per Primario all’Istituto di Medicina biotecnologia dello stesso ateneo. L’identità di quest’ultima è sotto rigorosa copertura, ma alcune indiscrezioni ricondurrebbero a Valeria Marini.


A quest’ultima alcuni giornalisti hanno rivolto alcune domande sulla sua attinenza al ruolo oggetto di concorso e la stessa ha risposto: visto che alla fine il vincitore è risultato Aldo Biscardi, non capisco perché non potevo essere io, che tra l’altro con il camicie bianco sto molto meglio di lui.


Nel frattempo dalla Disney fanno sapere che nessun loro membro ha mai ricevuto regali dal rettore.

Nella stessa nota consegnata alle agenzie concludono sostenendo l’assoluta estraneità di Topolino con Tomasello ed affermano che il posto di ordinario gli è stato affidato per merito.

3 commenti:

Adduso ha detto...

Mi viene subito da dire: abbiamo scoperto “l’acqua calda”.

E prima di addentrarmi nel mio modestissimo commento sottolineo due parole che devono intendersi come ripetute in continuazione: “in generale e con le dovute eccezioni” e “senza generalizzare”, altrimenti s’indignano e si inalberano tutti ...

Detto questo, sono del semplice avviso, che quanto avviene a Messina, sia un costume diffuso in tutta Italia. Leggevo tempo addietro che in un comune del blasonato Nord, Seregno, alcune famiglie avevano monopolizzato le istituzioni:

http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/parenti-a-seregno/parenti-a-seregno.html

In Italia, a mio mero parere, la cultura mafiosa, quella combattuta da Falcone, Borsellino, Chinnici, e tutti gli altri della Magistratura e anche delle Forze dell’Ordine come Cassarà, ecc., che per farlo tutti hanno perso la loro unica vita, è ormai visibilmente la cultura imperante (sempre senza generalizzare) del popolo italiano, delle sue Istituzioni, dei suoi professionisti, avvocati, consulenti, medici ecc. e della sua politica.

L’aspetto, sempre a mio comune vedere (ma con esperienze in trincea) che ha fatto tracimare tutto, è stato che la Magistratura Italiana, si è manifestatamente, per “convenienza”, per “privilegi”, per “favori”, per “potere”, ecc., allineata a questo “sistema mafioso”.

A questo punto è palesemente saltato tutto. Perché per combattere la mafiosità ci si rivolge alla Magistratura, ma quando percepisci chiaramente che anche la Magistratura è allineata al sistema “politico-istituzionale-professionale mafioso”, a chi ci si rivolge ? Ecco questo, secondo me, ha fatto definitivamente precipitare il “sentire” delle persone e quindi la vita civile della società, che dobbiamo sperare non “degeneri” ancora (perché poi i problemi della anche civilissima Grecia non sono così diversi dai nostri).

Per andare al caso specifico del tema del post. Mi vengono in mente due frasi di due diverse persone anziane, che qui sintetizzo. Il primo un avvocato che nel 1994 circa (ma allora non l’avevo capita) mi disse “prima avevamo un padrone, la politica mafiosa, ora ne abbiamo due, la politica mafiosa e la magistratura”. La seconda invece era di un altro avvocato “a Palermo la mafia si ostenta, a Messina si maschera”.

A questo si aggiunga, ma come in tutta Italia, e qui a Messina oltremodo moltiplicato per mentalità, che tra la gente comune, a detta di tutti, s’infiltrano una marea di persone che sono degli “schiavi nella testa”, i quali godono e lo fanno anche quasi come una professione e molto spesso hanno pure un ritorno in termini economici o di posti pubblici, ad essere servi del capitale, picciotti della politica e zerbini dei magistrati (sembra la divisione politica, destra, centro, sinistra). In sostanza, come si dice comunemente, “cogliunu fumu e mettuni zizzaina” per poi rapportare ai loro “padroni” o comunemente detti “referenti”.

Come se ne esce ? Purtroppo, da umile cittadino, non ne ho la più razionale idea, quanto meno a breve termine, mentre a lungo termine, rivolterei l’insegnamento scolastico per inserire materie concrete, come diritto, economia,medicina, psicologia, antropologia, scienze moderne, ecc.. Ma è qui il “trucco” celato del passato e di oggi, più inconsapevole e più inconcludente è la cultura di un popolo e meglio lo si controlla, figurarsi quindi se mai almeno ai nostri figli sarà permessa un po’ d’illuminazione.

Ciccio M. ha detto...

APPROPOSITO, FIRMIAMO QUESTA PETIZIONE, PLEASE!:

http://www.firmiamo.it/tomasellodimettitidefinitivamente

Adduso ha detto...

I capri espiatori in generale, le “streghe al rogo”, i “blasfemi da crocifiggere”, soprattutto alla messinese, non mi piacciono.

In quella città, nella politica e nelle istituzioni, sono come dei “fili intoccabili”. Ogni tanto qualcuno però comincia a “suonare” per “i fatti propri”, come la corda stonata di una chitarra e quindi per risolvere il problema si deve eliminare, ma sarebbe invece tutta la chitarra da buttare e purtroppo, senza dovere neanche temere di “gettare via il bambino”.

Sciaguratamente, per i cittadini comuni, c’è di che avere molto timore di questo attuale “sistema” politico-istituzionale di quella città, che come la mafia, è vendicativo e non sopporta assolutamente il pensiero autonomo, ma tollera solo quello propagandistico e servile.