mercoledì

Auguri d'elefante.

Tocca anche a me.


E’ anche giusto nei confronti di chi mi legge e di quelli che invece leggo io.


L’arrivo del nuovo anno mi emoziona ogni volta.


Un coro di speranze e promesse si alza dal nostro pianeta nei confronti della sorte o di un dio sperato.


All’alba del nuovo giorno, come farfalle si involano mille buoni proponimenti e si attendono i relativi compensi.

Ma le farfalle si sa vivono solo un giorno.


Per molti è salute, per altri è un aiuto.

Per tantissimi sono bisogni primari.


A chi mi legge auguro che l’impegno sia sapere dare del bene ed il compenso sia riceverne altrettanto.

A chi mi legge auguro non siano caduche farfalle ma possenti elefanti che perlomeno vivono cent’anni.


Buon anno a Voi giusti.

4 commenti:

Blindsight ha detto...

nell'oroscopo cinese sono una topa: bionica, resistente e spavento pure gli elefanti :) per questo non temo "maghi" e altri impostori che stanno alzando miliardi in questi giorni, buon nuovo anno gregoriano (sempre imposto da un papa ovviamente ;) un abbraccio laura

Adduso ha detto...

Innanzitutto Auguri di Buon Anno a tutti, visto che oggi è il primo giorno del 2009.

L’immagine dell’elefante nel post, mi ha fatto pensare alla conoscenza che si ha di recente su questa specie e che potrebbe essere d’insegnamento per noi.

E’ noto che gli elefanti sono degli esseri oltremodo intelligenti, nel senso che hanno un’organizzazione sociale che si prende cura della prole in gruppo e non singolarmente. Inoltre sono dotati di una memoria dei luoghi (nel mondo degli umani si dovrebbe chiamare “conoscenza”), anche di grandi distanze, che si tramandano sostanzialmente attraverso le generazioni. Sono forse tra i pochi animali, oltre l’uomo, che sembra avere la consapevolezza della morte, tanto che si soffermano quando uno di loro muore e persino ritornano sullo stesso luogo accanto alle sole ossa rimaste, strofinandogli sopra la proboscite. Hanno pure il senso dell’assistenza reciproca, cercando di aiutare eventuali simili quando sono in difficoltà, specialmente se sono dei piccoli. Ma come anche noi, tendono a manifestare atteggiamenti oltremodo aggressivi, non esitando senza un apparente motivo (certo non per nutrirsi essendo erbivori) di uccidere altri dello loro stessa specie o altri animali, anche esseri umani. Sono talmente vicini a noi nei loro comportamenti, che il metodo (lasciatemi dire allucinante) con il quale gli addestratori li condizionano per utilizzarli nel lavoro o altro, agisce soprattutto sul cervello, obbligando l’animale a immobilità forzata, lunghi digiuni, ecc. per spezzare ogni sua resistenza, tanto che, come accade notoriamente in questi casi a noi umani, diventano poi quasi insensibili ad ogni fattore emotivo, come fossero degli automi. Qualcuno tuttavia non si sottomette e si fa persino morire, come pure accade a noi umani.

Ma c’è di recente un aspetto di cui (coincidenza vuole) si parla poco. Si è infatti visto che con lo sterminio da parte di bracconieri di interi branchi e soprattutto degli elefanti più anziani per prendergli le grandi zanne per il commercio illegale dell’avorio, si è prodotto un fenomeno che assomiglia molto a quello che accade da alcuni decenni, e oggi palesemente sempre più di prima, nella nostra società umana.

Infatti, in mancanza di elementi adulti che potessero trasmettere la “memoria” ai più giovani, questi ultimi hanno cominciato a crescere, evidentemente perché esseri più intelligenti che istintivi, senza regole, violenti, rissosi, prepotenti, addirittura violentatori (con ostentazioni di forza) non solo di femmine e piccoli della propria specie, ma persino di altre specie, come piccoli di rinoceronti. Insomma, è possibile che più prevale in una specie l’intelligenza (uso termini ovviamente da provano) e più in mancanza di esempi e soprattutto in presenza di cattivi riferimenti, si diviene il peggio di se stessi.

Per risolvere questo gravissimo problema, i ricercatori, gli zoologi, gli etologi, i veterinari, hanno importato tra alcuni gruppi di elefanti costituiti solo da elementi giovani, altri elefanti più anziani, così da reintrodurre la "memoria" sociale.

Ora, nella nostra società, visibilmente, i “bracconieri” della mafiosità politica, delle blasonate Istituzioni, della prepagata televisione, della intellettualità prezzolata, hanno con tutta evidenza "sterminato" la nostra capacità di valutazione, di autodeterminazione, sostanzialmente riducendoci a degli “animali da soma”, quasi come non avessimo più un nostro cervello. Il risultato è stato che i nostri ragazzi (i grandi di domani) si sono come ritrovati da soli in questa società, senza più memoria (conoscenza), senza più esempi, anzi con soli riferimenti consumistici e con una unica regola”fatti furbo ed in fretta sopra tutto e chiunque e senza scrupoli”.

Non voglio con questo fare moralismo (figurarsi) o giustificare i giovani e tanti altri adolescenti. So bene cosa accade sempre più di frequente nelle zone da loro frequentate, siano queste discoteche, scuole, ed ogni altro posto, soprattutto la violenza e quella tra virgolette che si respira. Ma la colpa è innanzitutto di noi grandi appartenenti alla gente comune (escludendo servi, picciotti e zerbini), che non riusciamo più a renderci conto che siamo ormai ridotti come quegli elefanti da tiro, senza più emozioni e cervello, asserviti ai voleri dei nostri padroni (politici, istituzionali, affaristi). I nostri figli sono la nostra conseguenza. E non credo che questo generale “proibizionismo”, venduto come il toccasana di tutto, servirà a nulla, se non invece arricchire sempre più e guarda caso, la criminalità organizzata. Quello che m’inquieta è pure che non sembrano esserci nostri simili, politici ed Istituzionali, con una civile, libera e sincera “memoria” (conoscenza).

Mi dispiace, non sono molto ottimista.

(un augurio a Laura Raffaeli, che non sapevo, ed al suo impegno ed a tutti quelli che come lei lottano, nonostante tutto)

giugioni ha detto...

Buon anno anche a te!

Massimo ha detto...

Viva gli elefanti!
Se ti può interessare, ho appena creato un gruppo su Facebook contro la costruzione del ponte sullo stretto.