sabato

La luce ed il lutto.

Lo storico Pitrè a proposito della gestualità siciliana riportava una leggenda che narra di un re che, arrivato in Sicilia, incuriosito della vantata capacità degli isolani di dialogare senza parole, mette alla prova due sudditi, che riescono a capirsi l’un l’altro senza emettere suono alcuno.

La gestualità come uno degli aspetti della teatralità dei siciliani, un modo di esprimere la propria capacità creativa.

La stessa capacità che Bufalino trova in una delle sue mille Sicilie: quella variante perversa della liturgia scenica che è la mafia, la quale fra le sue mille maschere possiede anche quella di alleanza simbolica e fraternità rituale.

I siciliani lo sanno bene la potenza che evocano i gesti come i messaggi.
Dire qualcosa per significare altro…

Segnali entrati da centinaia di anni nei comportamenti di chi, subendo continue invasioni, doveva riuscire a poter parlare liberamente.
Un codice cifrato, una complessa struttura comunicativa che si impara da bambini. Parole, suoni, gesti ed espressioni che fanno parte della lingua siciliana.

Segnali che decifriamo con velocità e astuzia.

Come quello arrivato da Dell’Utri e Berlusconi a qualche giorno prima del voto.

La mafia aspettava un segnale.


La mafia senza politica non esiste.
Cosa Nostra doveva puntare su qualcuno alle elezioni, qualcuno che non avrebbe tradito il patto.
Lo ha sempre fatto.

Ecco che quindi l’annuncio pubblico arriva.
Difendere un mafioso, una capofamiglia, attestandogli l’onore di essere un eroe.
Vittorio Mangano per i fondatori del PDL è stato questo affermano.

Difendere un mafioso vuol dire difendere la mafia ed offendere le vittime della mafia, i loro familiari, le istituzioni ed i siciliani tutti che vivono la mafia come un'offesa ed una cicatrice nella propria dignità.

Andare contro tutti e tutto (anche contro Fini) pur di recapitare la missiva che arriva alle orecchie giuste. Sostenere l’assoluta innocenza addirittura di un uomo condannato per omicidio.

Forse un segnale riparatore per i potentati siciliani. Forse.

Magari potrebbe passare come una delle dichiarazioni folkloristiche della campagna elettorale di Berlusconi.
Tra la candidatura di Ciarrapico, gli sberleffi a Totti , le avance alla Santanchè, il ponte sullo stretto e le bugie sull’evasione fiscale far passare un messaggio chiaro alle famiglie in attesa di schierarsi è il modo migliore.

I siciliani hanno capito.
Gli uomini e le donne che vivono nell’isola plurale tra la luce ed il lutto hanno afferrato il messaggio.
Tutti i siciliani, adesso conoscono le parti dell’accordo.

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